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1 )EDILIZIA MODERNA Chi ha paura della contemporaneitÓ? PDF Stampa E-mail
Quante volte per lavoro mi sono sentito dire “Architetto, mi raccomando, mi faccia una casa unica, con carattere, con stile, moderna. Sa, non si costruisce casa tutti i giorni quindi meglio sia speciale”.

Le premesse sono ottime: si lavora duramente, si ricerca, si prova, si organizzano nuove distribuzioni spaziali adatte al vivere di oggi, nuovi materiali che semplificano molte operazioni, ci si incontra con le nostre maestranze per la fattibilità tecnica e in troppe occasioni mi sembra di aver sbagliato secolo.

Già da questi si è guardati con tanto di occhi sgranati e non è semplice far capire loro che esistono altri materiali oltre al cemento il quale oltretutto ha dei dosaggi prestabiliti per il suo utilizzo, che l’unità di misura da utilizzare non è la “spanna” ma almeno il centimetro, ma superato quasi indenne questo ostacolo si ritorna dal committente il quale subito entusiasmo commenta “è fantastica, mi piace molto, esattamente quello che avevo in testa ma che non riuscivo a materializzare, magnifico…..ma…”.

Ecco. È sufficiente un parolina per vedere il tutto crollare.

Ma cosa? “architetto, mi piace moltissimo, ma non è forse troppo moderna? Sa, in un contesto come questo, con tutte queste villette con gli archi ribassati e tetti a 4 falde etc etc..” senza poi parlare delle scelte estetiche dell’interno che potrebbe ancora oggi fare concorrenza alla sagra della salsiccia con cornici, cornicette e legni in “arte povera” (che un giorno o l’altro qualcuno dovrà spiegarmi cosa significano e da dove arrivano).

Chissà perché tutti vogliono l’ultimo modello di smart phone degno di un computer della N.A.S.A. , tutti parlano di modernità e di globalizzazione, tutti parlano della scoperta della “particella di dio” e delle sue conseguenze su tutta la vita dell’uomo ma quando si tratta di costruzioni ed edifici a diverse scale ci si ritrova magicamente nella prima metà del XX secolo.

C’è questa fobia “della cose diverse” che ha portato ad un impoverimento della cultura architettonica locale con conseguenze antiestetiche notevoli e la creazione di un patrimonio immobiliare sciatto, senza carattere e nella maggior parte dei casi di gusto alquanto discutibile, anzi, in Italia in tutti i casi di gusto alquanto discutibile.

Per fortuna ci sono casi (rarissimi) anche in Italia di progetti ben riusciti, anche se subito criticati e attaccati su vari fronti tirando in ballo il proprio gusto soggettivo (dove in Italia si sa che se una persona ha un proprio gusto sicuramente lo stesso deve valere per tutto il resto della popolazione), oppure quando non riescono a trovare un modo per attaccarlo si ricorre alla parolina magina “..MA come puoi fare una cosa del genere in un centro storico?”.

L’esempio più divertente forse è il Museo dell’Ara Pacis a Roma. Praticamente nessuno sapeva cosa fosse l’Ara Pacis fino a quando l’architetto Americano Richard Meier ha costruito l’involucro protettivo utilizzando lo spazio anche come museo, e in quel momento sono diventati tutti degli storici d’arte gridando allo scandalo “ come è possibile? L’altare dell’Ara Pacis? Come glielo hanno permesso di costruire una oscenità architettonica del genere? A Roma?” Poi non importa se chiedi a queste stesse persone cosa sia l’Ara Pacis, quale colore, dimensioni e funzioni abbia e non sanno cosa risponderti, oppure se gli dici che tutti quei magnifici palazzi o chiese di cui vanno tanto orgogliosi sono la creazioni di secoli di storia, di sovrapposizioni, di demolizioni e ricostruzioni continui con stili diversi, la cosa importante è gridare allo scandalo insieme a tutti gli altri.

Altro esempio è il Ponte della Costituzione a Venezia di Calatrava, un ponte a campata unica di circa 81 metri impensabile sicuramente al momento della costruzione del ponte di Rialto.

Scandalo!!! un ponte così moderno in una città artistica e storica come Venezia. Venezia è una tra le città più belle al mondo proprio perché la somma di molti stili, di varie stratificazioni, proprio come Roma ed altri gioielli italiani.

Tralascio la questione di gusto, ovvero la parte soggettiva del piacere o non piacere dei progetti in questione, e mi pongo alcune domande: non è che la causa della “morte” del nostro patrimonio storico ed artistico italiano sia causato da questa volontà di fermare e immobilizzare le città per la paura di toccare la parte storica? Ma ciò che costruisco oggi, domani non è già storico e quindi entrare a pieno titolo nello sviluppo artistico della città? Perché così come voglio avere l’ultimo modello di i-phone o i-pad, vestirmi con gli abiti all’ultima moda (che vergogna se appartiene a delle vecchie collezioni), perché devo costruire come si faceva uno o due secoli fa? Che oltretutto non siamo nemmeno capaci di costruire con la qualità di allora. Si accusa la modernità di essere la causa del disastro, non è che invece sia la consapevolezza di non essere in grado di competere con il passato?

ara_pacis.jpgponte_della_costituzione.jpg

 

 

 

 

 

 

Ara Pacis, Roma                                                            Ponte della Costituzione, Venezia

                                                                                                                               By Archetipo