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2) EDILIZIA MODERNA Il bello di vivere nel bello PDF Stampa E-mail
  BELLEZZA ED ARMONIA(Il bello di vivere nel bello) 

Un giorno leggendo un articolo su un noto magazine,  mi è capitato di imbattermi in un passaggio di  un’intervista ad un affermato architetto straniero che più o meno diceva così: “ La miglior architettura a questo punto è non costruir più nulla”.  Un’altro ancora diceva che: “L’architettura migliore è quella che non si vede”. Opinioni forse un po’ provocatorie ma non certo irrazionali, sicuramente controcorrente e che fanno certo riflettere  in un’epoca in cui è tutto un volersi distinguere, apparire, stupire, mettere in mostra e lasciar segno  .

Bellezza ed armonia, realisticamente  non sono cose che si mangiano e si toccano, sono difficili perfino da misurare e 

definire con esattezza, ma subito dopo gli umani bisogni primari  sono parte fondamentale del cosiddetto benessere a cui tutti aspiriamo.

Bellezza ed armonia le possiamo trovare in tante cose, in primo nella natura. Anche nel costruito dall’uomo, nei posti dove viviamo nelle città, nei paesi, nelle strade, è bello ed importante trovare armonia e bellezza.

Che bel posto! Questa è la classica frase  che ci esce dalle labbra quando ci imbattiamo in un luogo bello ed armonioso. Nella natura, in un borgo o in una  città, in un bosco o un in parco, una piazza o una via,  una strada  nella campagna, una montagna, una collina, una spiaggia, un angolo nascosto, nei campi con i filari di alberi, un ponte su un fiume, un palazzo antico , una spiaggia, una collina, un paesaggio e tanto altro ancora.

Non ci è ben chiaro il perché ma di solito la bellezza e l’armonia, la troviamo nel costruito del passato, piuttosto che nel moderno, talvolta perfino quando questo passato è in disfacimento come l’innegabile  fascino di certe antiche rovine.

Nel costruito moderno troviamo funzionalità e praticità e magari grandiosità , ma raramente vera bellezza ed armonia, questo è innegabile in linea generale. Spesso perfino alcuni dei grandi cosiddetti archistar che progettano edifici ipermoderni poi amano vivere in contesti naturali o in ville e palazzi d’epoca.

E allora bisogna costruire di nuovo come nel medioevo? O non far niente di nuovo? Certamente no .

Sicuramente bisogna smettere di consumare territorio e soprattutto in modo così dissennato.

Basta percorrere certe strade del Veneto o della Lombardia e  tantissimi altri posti d’Italia , se non il nostro basso lago di Garda o l’interland bresciano o milanese per rendersi conto dello scempio edilizio, del caos urbano, dell’overdose di cemento  speculativo fatto di capannoni vuoti, di centri commerciali grandi e piccoli onnipresenti, degli alveari di seconde e terze case dell’eccesso di  strade e stradoni, raccordi, circonvallazioni e bretelle, rotonde e rotondoni, viadotti e cavalcavia e dei gard rail sempre più grandi, opprimenti ed onnipresenti.

Basta passare in uno di questi tantissimi posti e pensare un po’ a come erano prima per  rendersi conto  dell’assurda distruzione di bellezza ed armonia fatta negli ultimi 40/50anni e che continua tuttora.

Si potrebbe dire, parafrasando Bogart “Questo è il progresso bellezza..!”, ma si può anche pensare e dire che questo non è il progresso, ma un  pessimo tipo di  progresso, e che altri tipi di progresso, migliori, sono o comunque sarebbero stati possibili. Ci sono paesi in Europa perfino più grandi, popolosi,  ricchi ed industrializzati del nostro , dove lo scempio e la devastazione della bellezza del territorio e del paesaggio in nome del progresso non è avvenuta come in Italia  e se un posto è un “bel posto”, questo posto non viene  così spesso stravolto con facilità nell’interesse o nel capriccio di pochi, proprio perché la bellezza e l’armonia di un “bel posto” sono un bene di tutti, anche di quelli che verranno dopo  di noi.

Venendo al dunque, quando si costruisce o si ristruttura in un contesto antico è meglio farlo in armonia con quel che c’è già o farlo schiettamente moderno così che il nuovo risulti nuovo e si stacchi con evidenza dall’antico? Intanto prima di abbattere e ricostruire è meglio restaurare e conservare. Ma che fare quando è necessario partire o ripartire dalla base? Ricostruire in architettura moderna o rifare in armonia con il resto? Dilemma….

Recentemente sono stato a Bassano del Grappa, ovviamente sono andato sul famosissimo “Ponte degli Alpini”. Quel ponte  di legno reso famoso dal canto dei battaglioni alpini che andavano soffrire e  morire sul Monte Grappa durante la prima guerra mondiale e che tutti, alpini  o non alpini  conoscono ed amano per la sua bellezza carica di storia. Quando passarono quei battaglioni alpini, quel ponte era lì già da secoli in quella forma.

Passando sul ponte ho notato una targa che diceva “Ricostruito dalla Ditta Taldeitali nell’ anno 1948 ”. Ricostruito uguale a com’era quello andato distrutto,un falso dunque…

Domanda: se quel ponte fosse stato rifatto  da nuovo in modo moderno ( nel 1948  c’erano già da tempo cemento armato e travi d’acciaio a disposizione della tecnica), sarebbe stato meglio?

La bellezza e l’armonia del posto, la nostra storia, ne avrebbero guadagnato?

Altro esempio: L’Aquila e il suo bellissimo centro storico. Dopo il terremoto, meglio abbattere tutto e rifare la città con nuovi, moderni e funzionali  palazzi in vetro,acciaio e cemento o recuperare e rifare il più possibile com’era prima con i suoi vicoli, le vecchie case e gli antichi palazzi ?

La discussione è aperta.

La tecnica moderna è una cosa stupenda se usata bene e per la giusta causa, ci ha consentito perfino di raddrizzare  un po’ la Torre di Pisa così che stia lì per altri mille anni.

Concludo dicendo che a mia opinione  il bellissimo, ma traballante, Ponte di Calatrava a Venezia, (che comunque  è in una zona periferica della città) ed  il controverso scrigno dell’Ara Pacis a Roma potrebbero essere alcune delle eccezioni che dovrebbero confermare la regola che sarebbe meglio conservare intatto il più possibile nei muri e nel paesaggio, la storia, la testimonianza ed il bello che ci è stato lasciato da chi ci ha preceduto, visto anche che dei nostri tempi c’è già al mondo più che sufficiente segno. 

                                                                                                     

by Umpa Lumpa  ( settembre 2012)